Molti dei nostri ospiti scoprono Follonica dalla spiaggia: la sabbia di Pratoranieri, il mare basso, i tramonti dietro l’Elba. Poi, un pomeriggio di vento o una mattina senza voglia di ombrellone, prendono la bici, seguono il lungomare verso il centro e trovano una città che non si aspettavano. Una chiesa con il portico di ferro fuso, una fabbrica dell’Ottocento diventata parco, museo e teatro, magazzini del Cinquecento affacciati sulla piazza.

Follonica non è un borgo medievale e non prova a sembrarlo. È una città giovane, nata attorno alle fonderie del Granduca di Toscana, e la sua storia si legge ancora nelle strade. In questa guida vi raccontiamo cosa vedere a Follonica in una giornata, partendo da Pratoranieri: l’ex Ilva e il museo MAGMA, la chiesa di San Leopoldo, la piazza sul mare e il lungomare, le pinete. In fondo trovate un itinerario pronto e le risposte alle domande che ci fanno più spesso.

Dal mare di Pratoranieri al centro

Dalle nostre case al centro di Follonica ci sono circa tre chilometri. Sono una quarantina di minuti a piedi, un quarto d’ora in bicicletta, pochi minuti in macchina. Il modo più bello è il più lento: si segue la costa, si attraversa la Pineta di Ponente e si arriva sul lungomare con il golfo sempre a destra. Al ritorno, verso sera, il sole scende davanti a voi.

Ciclisti sulla pista ciclabile lungo il mare di Pratoranieri verso Follonica

Se usate la macchina, in centro e nella zona dell’ex Ilva trovate parcheggi. D’estate, però, la bici resta la scelta più comoda.

Una città nata da una fonderia

Per capire Follonica bisogna partire dal ferro. Già gli Etruschi lavoravano qui l’ematite dell’Isola d’Elba: nel 1997, a Rondelli, gli scavi per un edificio commerciale hanno riportato alla luce un insediamento del VI e V secolo avanti Cristo dove il minerale veniva ridotto in ferro. Nel Cinquecento gli Appiani, signori di Piombino, costruirono accanto a un vecchio mulino una ferriera per fondere il ferro delle miniere di Rio.

La città vera e propria nasce però nel 1834, quando il granduca Leopoldo II di Lorena fa di Follonica la sede dell’amministrazione delle miniere dell’Elba e delle fonderie toscane. Attorno agli altiforni crescono le case degli operai, la chiesa, gli uffici: un vero villaggio fabbrica, tra i poli siderurgici più moderni d’Italia. Lo stabilimento cambia più volte proprietario e dal 1918 prende il nome di Ilva. Follonica, che fino ad allora era una frazione di Massa Marittima, diventa comune autonomo nel 1923. La produzione si ferma nel febbraio del 1960, quando gli impianti vengono trasferiti a Piombino.

Se vi incuriosisce la storia del minerale, ne parliamo anche nella guida all’Isola d’Elba in giornata, con le miniere di Rio Marina, e in quella su Massa Marittima, la città delle Colline Metallifere da cui Follonica si è staccata.

L’ex Ilva, la fabbrica diventata parco

Il cuore di questa storia è a due passi dal centro: è l’area che a Follonica tutti chiamano semplicemente “l’Ilva”. Dopo la chiusura gli edifici della fabbrica sono rimasti a lungo abbandonati, poi sono stati restaurati e restituiti alla città. Oggi è un grande spazio pubblico, con prati e pini attorno ai vecchi capannoni intonacati di rosso e di ocra.

Il parco dell’ex Ilva di Follonica con i pini e l’edificio rosso del museo MAGMA
Il parco dell’ex Ilva, con l’edificio del museo MAGMA sullo sfondo. Foto di Alienautic, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons.

Dentro il comprensorio ci sono la Biblioteca della Ghisa, nel palazzo del forno quadro, costruito nel 1578 e rifatto tra il 1838 e il 1840; una scuola media; il centro espositivo Fonderia 1; il museo MAGMA e il teatro. Vale la pena girarlo senza meta, guardando le finestre ad arco, le ciminiere, le date sulle facciate.

Il MAGMA, il museo delle arti in ghisa

Il MAGMA, Museo delle arti in ghisa nella Maremma, sta nell’edificio del forno San Ferdinando, tra i più antichi della fabbrica. Il forno che gli dà il nome fu acceso nel 1818. Il museo, nella forma attuale, ha aperto nel 2013, e racconta su tre piani il minerale, il lavoro nelle fonderie e quello che la ghisa diventava: cancellate, fontane, lampioni, statue, oggetti di arredo che partivano da qui per tutta la Toscana.

L’ingresso del museo MAGMA di Follonica, nell’edificio rosso del forno San Ferdinando
L’ingresso del MAGMA, nell’edificio del forno San Ferdinando. Foto di Mongolo1984, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Al MAGMA c’è anche la porta d’ingresso del Parco tecnologico e archeologico delle Colline Metallifere, il parco minerario che unisce Follonica a Massa Marittima, Gavorrano, Scarlino e agli altri comuni dell’entroterra: se state pensando a una gita fra le miniere, qui vi aiutano a organizzarla. È anche la nostra prima risposta quando un ospite ci chiede cosa fare a Follonica in una giornata di pioggia. Orari e aperture cambiano con le stagioni, quindi controllateli prima di andare.

Il Teatro Fonderia Leopolda

Accanto al museo c’è l’edificio che un tempo si chiamava Fonderia 2. Qui nel 1835 fu completato il forno San Leopoldo e nel 1841 il forno Maria Antonia; nel 1910 si aggiunse la torre idraulica in pietra e mattoni che si vede ancora di fianco. Dopo decenni di abbandono la fonderia è stata trasformata in teatro su progetto di Vittorio Gregotti e ha riaperto nell’ottobre del 2014 con un concerto di Franco Battiato. Durante la stagione c’è quasi sempre qualcosa in programma, e un’occhiata al cartellone può regalarvi una serata diversa.

Il Teatro Fonderia Leopolda di Follonica con la torre idraulica in pietra accanto
Il Teatro Fonderia Leopolda, con la torre idraulica del 1910. Foto di Alienautic, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons.

La chiesa di San Leopoldo, la chiesa di ferro

Di fronte alla vecchia fabbrica c’è la chiesa più importante di Follonica, e anche la più strana. San Leopoldo fu voluta dal granduca, progettata dall’architetto Alessandro Manetti con il genero Carlo Reishammer e consacrata il 10 maggio 1838, alla presenza di Leopoldo II e della granduchessa Maria Antonia.

È considerata la prima chiesa italiana con così tanti elementi in ghisa, tutti fusi nelle fonderie lì davanti. Di ghisa sono il portico d’ingresso con le colonne sottili e gli archetti traforati, il rosone, la punta del campanile; dentro, la base del pulpito, le colonne dell’abside, i candelabri e la balaustra. C’è perfino una Madonna con il Bambino in ghisa, che i follonichesi chiamano Madonna Ilvania. Guardate il portico da vicino: sembra un merletto, ed è ferro.

La facciata della chiesa di San Leopoldo a Follonica con il portico in ghisa traforata
La chiesa di San Leopoldo e il suo portico in ghisa. Foto di Francesco Babboni, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

La consacrazione del 1838 si ricorda ancora oggi: ogni anno, la seconda domenica di maggio, Follonica celebra Follos 1838, con il corteo in costumi dell’Ottocento, i butteri e il palio tra i rioni nell’area dell’Ilva. Tra i rioni c’è anche il nostro, Pratoranieri, con i colori bianco e azzurro.

La piazza sul mare e il lungomare

Dalla chiesa si scende verso il mare e si arriva in piazza del Popolo, dove la storia del ferro si vede ancora nelle case. La Casa Gobba era un magazzino costruito nel 1581 per il ferro e ampliato nel 1734 per l’ematite che arrivava dall’Elba. La Casa Storta, del Settecento, ospitava l’amministrazione del pontile da cui partivano e arrivavano le navi. Il Palazzo della Dogana, sempre di Manetti, è del 1826-1831. In mezzo alla piazza c’è l’Allegoria del Mare, il bronzo dello scultore ceco Ivan Theimer.

Poco più in là c’è la Stazioncina di Marina, un piccolo edificio del 1902: era il capolinea della ferrovia che scendeva da Massa Marittima con la pirite e il carbone di legna da imbarcare sul pontile. È costruita sulle fondamenta del vecchio forte di Follonica, una torre di avvistamento già ricordata nel 1575.

Il lungomare di Follonica con i lampioni, la balaustra e la spiaggia

Da qui parte il lungomare, il salotto della città. Si cammina tra la spiaggia e le ville dei primi del Novecento, come Villa Sant’Anna con la sua torretta ottagonale, si incontrano il monumento a Ettore Socci e, davanti a piazza Guerrazzi, il Portale del Mistero, una scalinata di marmo che sale verso una porta aperta sul mare. Alle spalle si alza la Torre Azzurra, ventidue piani e settantatré metri: piaccia o no, è il punto di riferimento che si vede da tutto il golfo, anche dalla nostra spiaggia.

I giardini del lungomare di Follonica con la Torre Azzurra sullo sfondo

Il lungomare è bello in ogni stagione, ma per noi dà il meglio fuori dall’estate: i bar aperti anche a novembre, i follonichesi che passeggiano, l’Elba nitida all’orizzonte nelle giornate di tramontana. Per scegliere il tratto di spiaggia giusto, trovate la costa raccontata metro per metro in Le spiagge di Follonica.

Le pinete e i caselli idraulici

Follonica ha due pinete sul mare, la Pineta di Ponente, dalla parte di Pratoranieri, e la Pineta di Levante, verso Scarlino. Sono protette dal 1977 come riserva naturale dei Tomboli di Follonica: una novantina di ettari di pini domestici, lecci e macchia tra la città e la spiaggia. D’estate sono l’ombra più fresca del golfo, d’inverno il posto dove camminare al riparo dal vento.

Oltre la Pineta di Levante c’è l’edificio più discusso della città, l’ex Colonia marina Luigi Pierazzi, del 1931. Ne abbiamo raccontato la storia in Le ex Colonie Marine di Follonica.

Un dettaglio che pochi notano sono i caselli idraulici, le case con la torretta costruite nell’Ottocento per governare la bonifica della pianura. Quello di via Roma, del 1840-1844, era il centro direttivo della bonifica delle valli della Pecora e del Cornia e oggi ospita iniziative culturali. Quello di Pratoranieri, del 1880, conserva ancora la torretta e il tetto originali ed è la sede del circolo velico: è nel nostro quartiere, e passeggiando verso il mare lo riconoscerete.

Sopra la città: Valli e le colline

Prima delle fonderie, l’unico vero paese della zona era il castello di Valli, sul poggio a nord della città, ricordato già in un documento dell’884 e passato nei secoli agli Aldobrandeschi, a Pisa e agli Appiani. Oggi ne restano i ruderi delle mura e di una grande torre di avvistamento. Alle spalle di Follonica cominciano i boschi delle Bandite e del Parco di Montioni, con sentieri a piedi e in mountain bike. Prima di salire, informatevi su percorsi e accessi.

Una giornata a Follonica, il nostro itinerario

  • Mattina: in bici da Pratoranieri lungo la costa e la Pineta di Ponente, colazione in centro, poi l’ex Ilva con il MAGMA.
  • Mezzogiorno: la chiesa di San Leopoldo, la piazza del Popolo, pranzo in centro o sul lungomare.
  • Pomeriggio: la passeggiata sul lungomare fino alla Pineta di Levante, un gelato, un’occhiata ai negozi.
  • Sera: si torna verso Pratoranieri con il sole davanti, giusto in tempo per il tramonto. Se c’è uno spettacolo alla Fonderia Leopolda, si riparte dopo cena.

Domande frequenti

Cosa vedere a Follonica in poche ore?

L’ex Ilva con il museo MAGMA, la chiesa di San Leopoldo con il portico in ghisa e una passeggiata sul lungomare dalla piazza del Popolo. Stanno tutti in pochi minuti a piedi l’uno dall’altro.

Cosa fare a Follonica quando piove?

Il MAGMA è il primo posto da vedere, poi la Biblioteca della Ghisa, la pinacoteca civica nella Casa del Popolo e il cartellone del Teatro Fonderia Leopolda. Con la pioggia leggera, anche una camminata sotto i pini.

Quanto dista il centro di Follonica da Pratoranieri?

Circa tre chilometri: una quarantina di minuti a piedi lungo il mare, un quarto d’ora in bici, pochi minuti in macchina.

Panchine all’ombra degli alberi sul lungomare di Follonica davanti al mare

Follonica non ha bisogno di presentarsi come una cartolina: è una città vera, con una storia di lavoro e di ferro, che d’estate si riempie e d’inverno resta viva. Venirci in vacanza a Pratoranieri vuol dire avere il mare sotto casa e tutto questo a un quarto d’ora di bicicletta. E quando avete visto la città, le gite non mancano: cominciate da Baratti e Populonia, dove il ferro dell’Elba si lavorava già duemilacinquecento anni fa.