Dalla spiaggia di Pratoranieri, guardando a destra, il Golfo si chiude con il promontorio di Piombino. Dall’altra parte di quel promontorio, a meno di mezz’ora di macchina, c’è una baia che molti considerano la più bella della costa toscana, e che nasconde una delle storie più straordinarie del Mediterraneo antico.

Il Golfo di Baratti è una mezzaluna di sabbia bordata di pini, con l’acqua bassa e trasparente e una piccola torre all’estremità. Sopra, sul promontorio, c’è il borgo medievale di Populonia, chiuso nelle sue mura. E tra la spiaggia e il borgo, sotto i pini e dentro il bosco, ci sono le tombe e le strade di una città etrusca: l’unica che gli Etruschi abbiano costruito direttamente sul mare.

Questa guida mette insieme le tre cose, perché è così che conviene viverle: la spiaggia, il parco archeologico e il borgo, in una giornata sola o in due mezze giornate. In fondo trovate i consigli pratici e le domande che ci fanno più spesso i nostri ospiti.

Dove si trova e come arrivare

Baratti si trova nel comune di Piombino, sul lato nord del promontorio. Da Pratoranieri sono circa 23 chilometri, meno di mezz’ora di macchina: si prende la direzione di Piombino e, prima di arrivare in città, si piega verso nord seguendo le indicazioni per Baratti e Populonia. Il borgo di Populonia Alta è poco più avanti, in cima alla strada che sale dal golfo.

È una delle gite più comode che si possano fare da qui: si parte dopo colazione, si è in spiaggia o nel parco prima delle dieci, e si torna per il tramonto sul nostro lato del Golfo.

La spiaggia che luccica

La prima cosa che si nota, camminando a piedi nudi sulla sabbia di Baratti, è che luccica. Ha dei riflessi scuri, quasi metallici, che al sole brillano come polvere di vetro. Non è un’impressione: sono i residui della lavorazione del ferro che qui andò avanti per secoli, tra gli Etruschi e i Romani. Il minerale arrivava dall’Elba, veniva fuso nei forni sulla riva, e le scorie restavano sul posto. Tonnellate di scorie, abbastanza da cambiare il colore della spiaggia per duemila anni.

Il Golfo di Baratti visto dal parco archeologico, con la pineta e la baia
Il Golfo di Baratti visto dall’area della necropoli. Foto di LepoRello, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Il resto è quello che si spera da una baia toscana: una spiaggia sabbiosa più ampia nella parte centrale e settentrionale, fondali bassi, pineta di pini marittimi e domestici alle spalle, macchia mediterranea. All’estremità meridionale c’è il piccolo porto di Baratti con la sua torre, da cui partono le barche dei pescatori e d’estate qualche escursione.

In piena estate è molto frequentata, e i parcheggi si riempiono presto: chi arriva dopo le dieci di un sabato d’agosto deve mettere in conto di girare. Da metà settembre la situazione cambia completamente, e se ne parla più sotto.

Populonia, la città etrusca sul mare

Gli Etruschi preferivano costruire le loro città sulle alture dell’entroterra, a qualche chilometro dalla costa, con un porto separato. Populonia è l’eccezione: l’unica città etrusca sorta direttamente sul mare, e una delle dodici città più importanti della loro federazione. La ragione era il ferro. Dall’Elba, lì davanti, arrivava l’ematite, e Populonia divenne uno dei maggiori centri metallurgici del Mediterraneo antico, con i quartieri dei forni attorno al porto e i commerci che arrivavano fino alla Grecia, alla Sardegna, alla Corsica e alla Spagna.

La città raggiunse il suo massimo tra il VII e il VI secolo avanti Cristo. Sotto Roma rimase importante: secondo Tito Livio, nel 205 a.C. fornì il ferro per la spedizione di Scipione in Africa. Poi cominciò un declino lento, e già alla fine del I secolo a.C. il geografo Strabone descriveva la città alta quasi deserta, mentre il porto sotto continuava a lavorare il ferro.

C’è un dettaglio che rende questo posto unico. Nel momento di massima attività, i quartieri industriali si allargarono sopra le necropoli più antiche, e le scorie di fusione finirono per coprire le tombe. Per secoli le colline di Baratti sembrarono solo mucchi di detriti ferrosi. Fu nel Novecento, quando si cominciò a recuperare quelle scorie ancora ricche di metallo, che le tombe tornarono alla luce: la città dei morti era rimasta sepolta proprio sotto i rifiuti della città dei vivi.

Il Parco archeologico di Baratti e Populonia

Dal 1998 buona parte di quella storia si visita nel Parco archeologico di Baratti e Populonia, circa ottanta ettari tra la costa e le pendici del promontorio, gestito dai Parchi della Val di Cornia. È organizzato in itinerari diversi, che si possono scegliere a seconda del tempo e delle gambe.

La necropoli di San Cerbone

È la parte più vicina al centro di accoglienza, a pochi passi dalla spiaggia, e la più facile da visitare. Si cammina su un prato tra decine di tombe dei secoli VII e VI a.C., di forme diverse. Le più spettacolari sono i tumuli: grandi tamburi circolari di pietra coperti da una collinetta di terra, con un corridoio che porta alla camera funeraria. La Tomba dei Carri, con i suoi 28 metri di diametro, è uno dei tumuli più grandi mai costruiti dagli Etruschi.

Una tomba a tumulo nella necropoli di San Cerbone a Populonia
Una tomba a tumulo nella necropoli di San Cerbone. Foto di AlMare, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons.

Più vicine al mare ci sono le tombe a edicola, piccole case di pietra squadrata con il tetto a due spioventi, che furono il modello più usato a Populonia per tutto il VI secolo. La meglio conservata, la Tomba del Bronzetto di Offerente, ha ancora la sua porta originale e la copertura intera, cosa rarissima. Guardando fuori da una di queste tombe verso il golfo si capisce perché gli Etruschi avessero scelto proprio questo punto per i loro morti.

La Tomba delle Pissidi Cilindriche con il mare del Golfo di Baratti sullo sfondo
La Tomba delle Pissidi Cilindriche, con il golfo alle spalle. Foto di Daniele Napolitano, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

La Via delle Cave e la Necropoli delle Grotte

È l’itinerario più bello, e anche il più impegnativo: un sentiero nel bosco di sughere e lecci che sale sulle pendici del promontorio. Lungo il percorso si incontrano tombe scavate direttamente nella roccia calcarenitica, con i letti funebri ancora visibili e, in qualche caso, sculture ricavate nella pietra per tenere lontano il male.

Il punto d’arrivo è la Necropoli delle Grotte: un’antica parete di cava, da cui gli Etruschi estraevano la pietra per le loro costruzioni, trasformata poi in una facciata in cui furono aperte decine di tombe a camera, nei secoli IV e III a.C. Arrivarci dopo il cammino nel bosco, e trovarsi davanti quel fronte di roccia bucato di porte, è uno di quei momenti che restano.

La Necropoli delle Grotte a Populonia, con le tombe scavate nella parete di cava
La Necropoli delle Grotte, nella cava trasformata in cimitero. Foto di AlMare, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons.

La Via del Ferro e l’Acropoli

La Via del Ferro attraversa altre tombe a tumulo e arriva ai resti dei quartieri industriali, dove l’ematite dell’Elba veniva trasformata in ferro da vendere. È qui che si capisce l’economia della città, e da dove viene la sabbia che luccica.

L’Acropoli, aperta al pubblico nel 2007, è la parte più alta del parco, sulla sommità del promontorio. Solo in parte scavata, conserva i resti dei templi romani che si affacciavano su una grande piazza, un tratto di strada lastricata e l’imponente terrazzamento delle Logge. Soprattutto, ha una vista sul Golfo di Baratti e sul mare aperto che da sola vale la salita.

Per chi viaggia con bambini, il parco ha anche un Centro di archeologia sperimentale dove si provano a riprodurre a mano oggetti antichi con le tecniche dell’epoca: è il modo migliore per far durare la visita senza che diventi una lezione.

Populonia Alta, il borgo sul promontorio

In cima alla strada che sale dal golfo c’è il borgo di Populonia, piccolissimo, chiuso nelle mura del Quattrocento. Lo fecero costruire gli Appiani, i signori di Piombino: sopra la porta d’ingresso c’è ancora il drago, simbolo della loro casata. Dentro ci sono poche vie, qualche bottega, una chiesa e la Rocca, con la sua torre.

La Rocca di Populonia con il panorama sulla costa verso nord
La Rocca di Populonia e la costa verso nord. Foto di Stefano Benucci, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Salire sulla torre è la cosa da fare: da lassù si vede tutto il Golfo di Baratti, la costa che corre verso nord e, davanti, l’Elba. Nel borgo c’è anche una collezione privata di reperti etruschi trovati nella zona e nei fondali, e i tratti delle mura antiche della città sono visibili lungo il perimetro. Il borgo si gira a piedi in un’ora, con calma.

Chi vuole vedere i tesori veri, gli oggetti usciti dalle tombe, deve fare un’ultima tappa a Piombino, al Museo archeologico del territorio di Populonia, nella Cittadella: è lì che sono conservati molti dei corredi ritrovati nel parco, compresa la celebre anfora d’argento di Baratti, ripescata in mare.

Perché andarci in autunno

In estate Baratti è bellissima e affollata. Da metà settembre diventa bellissima e basta. Il mare resta tiepido fino a ottobre, la spiaggia si svuota, e soprattutto il parco archeologico si visita come andrebbe visitato: camminando nel bosco senza il caldo di luglio, con la luce bassa che fa risaltare la pietra delle tombe.

La combinazione che consigliamo in autunno è semplice: mattina nel parco, lungo la Via delle Cave, quando l’aria è fresca; pranzo al porticciolo o sul golfo; pomeriggio a Populonia Alta, con la salita sulla torre verso il tramonto. Nelle giornate limpide, dopo una mareggiata, dall’alto l’Elba sembra a portata di mano.

Consigli pratici

  • Controllate orari e biglietti del parco sul sito dei Parchi Val di Cornia: gli orari cambiano con la stagione e d’inverno l’apertura si riduce.
  • Scarpe chiuse per la Via delle Cave: è un sentiero nel bosco, con tratti in salita e pietre.
  • Acqua e cappello in estate: la necropoli di San Cerbone è tutta al sole.
  • Parcheggi: sul golfo sono a pagamento in estate e si riempiono presto; a Populonia Alta si lascia la macchina fuori dal borgo.
  • Tempo: la sola necropoli di San Cerbone richiede un’ora; con la Via delle Cave e l’Acropoli ci vuole una mezza giornata abbondante.

Domande frequenti su Baratti e Populonia

Quanto dista Baratti da Follonica?

Circa 23 chilometri da Pratoranieri, meno di mezz’ora di macchina. Populonia Alta è qualche chilometro più in là, sul promontorio.

Perché la sabbia di Baratti è scura e luccica?

Per i residui della lavorazione del ferro dell’Elba, che Etruschi e Romani fondevano sulla riva. Sono piccoli frammenti di scorie e di ematite, che al sole brillano.

Cosa si vede nel parco archeologico?

Le tombe a tumulo e a edicola della necropoli di San Cerbone, le tombe scavate nella roccia lungo la Via delle Cave, i resti dei quartieri industriali lungo la Via del Ferro e l’Acropoli con i templi romani.

Il parco è adatto ai bambini?

La necropoli di San Cerbone sì, è piana e breve, e le tombe a tumulo in cui si può entrare piacciono molto. La Via delle Cave è più adatta a ragazzi abituati a camminare. Il centro di archeologia sperimentale è pensato proprio per loro.

Si può fare il bagno a Baratti?

Sì, il golfo ha una lunga spiaggia sabbiosa con fondali bassi, e in estate è una delle più frequentate della zona.

Si possono fare spiaggia e parco nello stesso giorno?

Sì, ed è il modo migliore: la necropoli di San Cerbone è a pochi passi dalla sabbia. In estate conviene fare il parco la mattina presto e la spiaggia nel pomeriggio.

Il sole che tramonta sul mare di Follonica, al rientro da Baratti

Da Baratti si rientra in mezz’ora, girando attorno al promontorio, e si arriva a Pratoranieri quando il sole sta scendendo sull’altro lato del Golfo. Per altre idee sulla costa, trovate la nostra guida Le spiagge di Follonica; per le tracce etrusche e romane che si incontrano anche dalle nostre parti, leggete Due tesori da scoprire partendo da Holiday Home Arzilli.

Foto di apertura: il Golfo di Baratti visto dal parco archeologico. Foto di LepoRello, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.