C’è una chiesa, nella campagna tra Siena e la Maremma, dove il pavimento è d’erba e il soffitto è il cielo. Le navate sono intatte fino in cima, le finestre gotiche disegnano ancora i loro archi, i rosoni conservano la cornice di pietra: manca solo il tetto. Quando piove, piove dentro. Quando c’è il sole, la luce entra da tutte le parti.

È l’Abbazia di San Galgano, e sulla collina che la guarda c’è una piccola chiesa rotonda che custodisce un’altra meraviglia: una spada infissa nella roccia fino all’elsa. Non quella di re Artù, ma quella di un cavaliere toscano che nel Natale del 1180 decise di smettere di combattere.

Da Follonica è una gita in giornata, o anche solo di mezza giornata, facile da abbinare ad altre cose sulla stessa strada. In questa guida trovate la storia di Galgano e della sua spada, cosa vedere all’abbazia e all’eremo di Montesiepi, come arrivarci e perché l’autunno è la stagione giusta.

Dove si trova e come arrivare

San Galgano si trova nel comune di Chiusdino, in provincia di Siena, nella valle del fiume Merse. Da Pratoranieri sono circa 55 chilometri, un’ora abbondante di macchina verso l’interno, attraverso le colline e i boschi. Una delle strade possibili passa da Massa Marittima: vale la pena considerarla, perché permette di fermarsi all’andata o al ritorno. Ne abbiamo scritto in Massa Marittima: cosa vedere.

L’abbazia sta in una piana aperta, visibile da lontano; l’eremo di Montesiepi è sulla collina immediatamente sopra, e ci si arriva a piedi in pochi minuti lungo un viale in salita.

La storia di Galgano, cavaliere e poi eremita

Galgano nacque a Chiusdino, il paese che si vede in alto sulla collina di fronte, intorno alla metà del XII secolo, in una famiglia della piccola nobiltà locale. Le fonti antiche, scritte dai monaci, lo descrivono come un giovane cavaliere dalla vita disordinata, violento e dissoluto, finché due visioni dell’arcangelo Michele non gli cambiarono la strada.

Il momento decisivo arrivò nel Natale del 1180. Mentre andava a cavallo verso un castello vicino, racconta la tradizione, l’arcangelo lo condusse sulla collina di Montesiepi. Lì Galgano volle fare una croce per pregare, ma non riuscendo a tagliare il legno con la spada, la piantò nel terreno: l’elsa e la lama formarono la croce. Si tolse il mantello da cavaliere, lo indossò come un saio, e rimase su quella collina a vivere da eremita. Morì meno di un anno dopo, nel 1181, e fu fatto santo pochi anni più tardi.

La somiglianza con la leggenda di re Artù, in cui il futuro re estrae la spada dalla roccia, salta agli occhi, ma rovesciata: Artù la estrae per diventare re, Galgano la infigge per rinunciare a essere cavaliere. Negli anni sono state avanzate molte ipotesi su possibili legami tra la sua storia e i romanzi del ciclo arturiano, nessuna dimostrata. Quello che è stato dimostrato, con un’analisi metallografica condotta dall’Università di Pavia a partire dal 2001, è che la spada è compatibile con un’arma del XII secolo.

L’eremo di Montesiepi e la spada nella roccia

Sul luogo in cui Galgano visse e morì fu costruita una cappella, già completata nel 1185. È la Rotonda di Montesiepi: un edificio circolare, dalla forma insolita, con i muri a fasce alternate di travertino bianco e mattoni rossi. Dentro, la cupola è fatta di anelli concentrici degli stessi due colori, e ricorda da vicino le tombe a cupola degli Etruschi.

La Rotonda di Montesiepi, la cappella circolare che custodisce la spada di San Galgano
La Rotonda di Montesiepi, sulla collina sopra l’abbazia. Foto di Superchilum, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Al centro, su un basamento di pietra, c’è il masso con la spada. Dalle fessure della roccia spuntano l’elsa e un tratto di lama, consumata dal tempo e dalla ruggine. Oggi è protetta da una teca trasparente, e non per scrupolo: nei secoli la spada ha subito parecchi tentativi di furto e di danneggiamento, tanto che un parroco del luogo arrivò a bloccarla colando del piombo fuso nella fessura.

La spada di San Galgano infissa nella roccia, dentro la Rotonda di Montesiepi
La spada nella roccia di San Galgano. Foto di cisko66, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

Non uscite senza aver visto la cappella laterale, a sinistra dell’ingresso. Tra il 1334 e il 1336 la affrescò Ambrogio Lorenzetti, uno dei grandi pittori senesi del Trecento. Gli affreschi sono molto rovinati, ma nascondono una storia curiosa: durante il restauro si è scoperto che nella prima versione della Maestà la Madonna teneva in mano uno scettro e un globo, simboli del potere, invece del Bambino. Lorenzetti la cancellò e la ridipinse nella forma più tradizionale che vediamo oggi. La prima idea, più audace, è ancora leggibile nella sinopia.

L’abbazia senza tetto

Ai piedi della collina, nella piana, i monaci cistercensi cominciarono nei primi decenni del Duecento a costruire un’abbazia all’altezza della fama del santo. I lavori andarono avanti in fretta, sostenuti da donazioni, lasciti e privilegi imperiali, e nel 1288 la chiesa fu consacrata. A metà del Duecento San Galgano era la fondazione cistercense più potente della Toscana, con il diritto di battere moneta.

La navata dell’Abbazia di San Galgano, a cielo aperto con il prato al posto del pavimento
La navata a cielo aperto. Foto di Ruthven, CC0, via Wikimedia Commons.

I monaci di San Galgano erano anche uomini di governo e di cantiere. Per decenni la Repubblica di Siena affidò a loro la cassa pubblica; furono tra i responsabili dei lavori della cattedrale di Siena, e fu un monaco di qui a firmare nel 1266 il contratto con Nicola Pisano per il celebre pulpito. Nella valle bonificarono le paludi, regolarono il corso della Merse e costruirono un mulino, una gualchiera per i tessuti e una ferriera.

Poi arrivò il declino. La carestia del 1328, la peste del 1348 che decimò la comunità, i saccheggi delle compagnie di ventura: alla fine del Trecento i monaci erano rimasti in otto. Nel 1474 si trasferirono a Siena, e l’abbazia passò ad abati che la amministravano da lontano, senza curarsene. Le volte crollarono pezzo dopo pezzo; nel 1781 cadde quel che ne restava, nel 1786 il campanile collassò su se stesso, e nel 1789 la chiesa fu sconsacrata.

La parete con il rosone all’interno dell’Abbazia di San Galgano
La parete di fondo con il grande rosone. Foto di PROPOLI87, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Il motivo per cui oggi la vediamo così, e non ricostruita, è una scelta precisa. Quando nel 1924 si decise di restaurarla, l’architetto Gino Chierici seguì un metodo conservativo, ispirato alle idee dell’inglese John Ruskin: consolidare quello che c’era, senza ricostruire quello che non c’era più. Niente tetto nuovo, niente volte rifatte. È per questo che San Galgano è rimasta una delle rovine più emozionanti d’Italia, invece di diventare una chiesa restaurata come tante.

Com’è stare lì dentro

La prima impressione, entrando dal portale, è di spazio. Una chiesa lunga quasi settanta metri, con i pilastri che salgono verso il nulla, le finestre ogivali allineate come in una cattedrale del nord della Francia, e sopra, al posto delle volte, il cielo. D’estate il prato è verde e ci sono le rondini; d’inverno la luce è bianca e l’erba brinata al mattino.

Il momento migliore è la tarda mattinata o il tardo pomeriggio, quando il sole entra di sbieco dalle finestre e disegna delle strisce di luce sul prato. Nelle ore centrali dei fine settimana arrivano i pullman, e l’effetto si perde un po’. Nel complesso ci sono anche i resti del monastero, con la sala capitolare, e un piccolo giardino.

Perché andarci in autunno

San Galgano è bella tutto l’anno, ma l’autunno le dà qualcosa in più. I boschi della valle della Merse diventano gialli e rossi, la mattina c’è spesso la nebbia nella piana e l’abbazia ne emerge come in un quadro, e la folla dell’estate è sparita. Il 3 dicembre, a Chiusdino, si festeggia ancora il santo secondo l’antica tradizione.

E soprattutto, in autunno San Galgano si abbina perfettamente con l’acqua calda: a pochi chilometri ci sono i Bagni di Petriolo, le pozze termali libere sul fiume Farma. È l’itinerario di mezza giornata che proponevamo nella nostra guida alle terme libere della Toscana: bagno la mattina, abbazia nel pomeriggio, rientro al mare per cena.

Un itinerario per la giornata

Mattina. Partenza da Follonica verso le nove, passando per Massa Marittima: un caffè in Piazza Garibaldi e via. Arrivo a San Galgano verso le dieci e mezza, visita all’abbazia e salita a Montesiepi prima che arrivino i gruppi.

Pranzo. A Chiusdino, il paese natale di Galgano, dieci minuti più su: un borgo medievale piccolo e silenzioso, dove si conserva la reliquia del santo nella chiesa di San Michele.

Pomeriggio. Discesa verso i Bagni di Petriolo per un bagno caldo, oppure, se preferite restare all’asciutto, ritorno verso Massa Marittima con una sosta alla Torre del Candeliere. Rientro a Pratoranieri in tempo per il tramonto.

Consigli pratici

  • Biglietto: per entrare nell’abbazia si paga un biglietto; orari e tariffe cambiano con la stagione, meglio controllarli prima di partire.
  • Scarpe comode: il viale che sale a Montesiepi è breve ma ripido, e dentro l’abbazia si cammina sul prato, spesso umido.
  • Un giacchetto anche a settembre: la valle della Merse è più fresca della costa, soprattutto la mattina.
  • Silenzio nella Rotonda: è ancora un luogo di culto, e piccolo. Le foto si fanno senza flash.
  • Tempo: un’ora e mezza basta per abbazia ed eremo con calma; il resto della giornata si costruisce attorno.

Domande frequenti su San Galgano

Quanto dista San Galgano da Follonica?

Circa 55 chilometri da Pratoranieri, poco più di un’ora di macchina verso l’interno, in provincia di Siena.

La spada nella roccia è vera?

È una spada vera, e le analisi condotte dal 2001 la datano come compatibile con un’arma del XII secolo, cioè con l’epoca di Galgano. La leggenda racconta che la infisse nella roccia nel Natale del 1180.

Perché l’abbazia non ha il tetto?

Le volte crollarono tra il Cinquecento e il Settecento, dopo che i monaci l’avevano abbandonata. Nel restauro del 1924 si scelse di consolidare le rovine senza ricostruire le parti perdute.

Si paga per entrare?

L’abbazia ha un biglietto d’ingresso. Gli orari e le tariffe aggiornati si trovano sul sito ufficiale.

Dove si trova esattamente la spada?

Nella Rotonda di Montesiepi, la cappella circolare sulla collina sopra l’abbazia, a pochi minuti a piedi.

San Galgano è adatta ai bambini?

Sì: una chiesa senza tetto e una spada nella roccia sono due cose che un bambino ricorda per anni. Gli spazi sono aperti e il percorso è breve.

Si può abbinare alle terme?

Sì, i Bagni di Petriolo sono a pochi chilometri e sono gratuiti. Ne parliamo nella nostra guida alle terme libere della Toscana.

Il tramonto sul Golfo di Follonica al ritorno da una giornata nell’entroterra

Il bello di una giornata a San Galgano, partendo dal mare, è il contrasto: la mattina tra i boschi e le pietre del Duecento, la sera di nuovo sulla sabbia di Pratoranieri, con il sole che cala dietro l’Elba. Due Toscane diverse, a un’ora di distanza l’una dall’altra.

Foto di apertura: l’Abbazia di San Galgano nella piana della Merse. Foto di PaestumPaestum, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons.