Da Pratoranieri la si vede nelle giornate limpide: un profilo di torri e tetti appoggiato sulle prime colline, venti chilometri nell’entroterra, dove la pianura del Golfo comincia a salire. Massa Marittima è la città d’arte più vicina al nostro mare, e quella che quasi tutti i nostri ospiti, alla fine della vacanza, ci dicono di aver scoperto troppo tardi.

È una città vera, non un borgo da cartolina: ci vivono ottomila persone, ha un duomo che non sfigurerebbe a Pisa, una piazza medievale tra le più belle della Toscana, una storia mineraria che ha lasciato gallerie visitabili e un affresco del Duecento che ancora oggi fa discutere gli studiosi. In estate si sale per il fresco della sera; in autunno, con le colline che cambiano colore e i turisti che se ne sono andati, dà il meglio di sé.

In questa guida trovate cosa vedere a Massa Marittima partendo da Follonica, nell’ordine in cui conviene visitarla: la piazza e il Duomo nella Città Vecchia, la salita alla Città Nuova e alla Torre del Candeliere, le miniere, il Lago dell’Accesa lì vicino. In fondo ci sono le cose pratiche e le risposte alle domande che ci fanno più spesso.

Un nome che non parla del mare

La prima domanda è sempre la stessa: perché “Marittima”, se il mare da lassù si vede appena? Il nome non si riferisce alla costa ma alla regione. In epoca romana questa terra di paludi affacciata sul Tirreno si chiamava Maritima Regio, cioè la Maremma, e il soprannome “Marittima”, arrivato nel Medioevo, dice semplicemente che questa è la Massa della Maremma.

La vera identità del posto, però, sta sotto terra. Massa Marittima è il centro principale delle Colline Metallifere, le alture ricche di rame, piombo, argento, ferro e pirite che hanno dato lavoro a questa zona dagli Etruschi fino a trent’anni fa: l’ultima miniera del comune ha chiuso nel 1994. La ricchezza che ha costruito il Duomo e i palazzi della piazza viene da lì, e il Comune medievale ne era così consapevole da darsi un proprio codice minerario, uno dei più antichi d’Europa, con le regole per scavare, dividere i profitti e proteggere chi lavorava in galleria.

C’è anche un legame diretto con Follonica: dal 1902 una ferrovia a vapore collegava la città al mare, portando in pianura passeggeri e minerale. Un bombardamento la interruppe nel 1944 e non ripartì più. Oggi la strada da fare è la stessa, solo in macchina: circa 24 chilometri, poco meno di mezz’ora da Pratoranieri.

Piazza Garibaldi e il Duomo di San Cerbone

Si arriva quasi sempre dal basso, dalla Città Vecchia, e la piazza compare all’improvviso in fondo al corso. È una piazza irregolare, in leggera pendenza, chiusa da palazzi di pietra dei secoli XIII e XIV: da un lato il Palazzo del Podestà, costruito intorno al 1225, con la facciata tempestata dagli stemmi di chi ha governato la città; di fronte il Palazzo Comunale, nato dall’unione di due case torri; in mezzo, sollevato su una grande scalinata e messo di sbieco rispetto a tutto il resto, il Duomo.

Piazza Garibaldi a Massa Marittima con i palazzi medievali in pietra
Piazza Garibaldi, il cuore della Città Vecchia. Foto di Sailko, CC BY 2.5, via Wikimedia Commons.

La Cattedrale di San Cerbone è il monumento romanico più importante della Maremma. La facciata racconta da sola la storia della città: la parte bassa, con le arcate cieche e le losanghe, parla la lingua di Pisa; la parte alta, con le guglie e la grande finestra ogivale, quella di Siena, che nel Trecento aveva preso il controllo di Massa. Sul portale centrale cinque riquadri scolpiti all’inizio del Duecento raccontano la vita di San Cerbone, il vescovo di Populonia a cui la chiesa è dedicata: la leggenda vuole che, condannato a essere sbranato da un orso, se lo sia visto accucciare ai piedi.

Dentro, la chiesa è sorprendentemente luminosa. Due cose da non perdere. La prima è il fonte battesimale a sinistra dell’ingresso: una vasca ricavata da un unico blocco di travertino, lunga quasi tre metri, appoggiata sul dorso di quattro leonesse e firmata nel 1267 da Giroldo da Como. La seconda è il rosone in controfacciata, che conserva una rara vetrata del Trecento di scuola senese: provate a guardarlo nel primo pomeriggio, quando il sole la attraversa. Accanto all’ingresso c’è anche un sarcofago romano del III secolo, riutilizzato come tante pietre antiche di queste parti.

Prendetevi del tempo per la piazza. Il modo migliore di viverla è quello dei massetani: sedersi sui gradini del Duomo nel tardo pomeriggio, quando la pietra è ancora calda e la luce radente accende le facciate, e guardare la città che passa.

L’Albero della fecondità

A pochi passi dalla piazza, in fondo a via Ximenes, c’è il Palazzo dell’Abbondanza: tre grandi archi a sesto acuto che dal 1265 proteggevano le fonti pubbliche e, sopra, i granai del Comune. Per secoli è stato un posto qualunque, dove si andava a prendere l’acqua. Poi, nel 1999, durante un restauro, sulla parete interna sotto l’arcata di sinistra è riemerso un affresco che nessuno ricordava più.

L’affresco dell’Albero della fecondità nella Fonte dell’Abbondanza a Massa Marittima
L’Albero della fecondità, affresco della metà del Duecento. Foto di Sailko, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

È l’Albero della fecondità: un grande albero dai cui rami pendono, al posto dei frutti, dei simboli fallici, sotto il quale un gruppo di donne raccoglie, discute e in un caso si accapiglia per il raccolto. Non è un’immagine nascosta o goliardica: stava su un muro pubblico, in piena vista, accanto alla fonte da cui beveva tutta la città.

Cosa volesse dire resta aperto. C’è chi ci legge un augurio di prosperità legato all’acqua e al grano, chi una satira politica contro le fazioni del tempo, chi un riferimento alla stregoneria, chi semplicemente l’umorismo medievale, molto meno pudico del nostro. Nessuna delle interpretazioni ha chiuso la discussione, e forse è per questo che è diventata una delle immagini più fotografate della Toscana meridionale. Con i bambini al seguito, si risolve con una risposta vaga e una rapida ritirata verso la gelateria.

La salita alla Città Nuova e la Torre del Candeliere

Massa è divisa in due parti che si leggono ancora benissimo: la Città Vecchia in basso, con la piazza e il Duomo, e la Città Nuova in alto, costruita dal Duecento in poi quando il Comune libero si espanse oltre le mura. Le collega una salita breve ma decisa, lastricata, che vale la fatica.

La Torre del Candeliere e l’arco senese a Massa Marittima
La Torre del Candeliere e l’arco senese che la collega al Cassero. Foto di Andrea Anselmi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

In cima si incontra la Torre del Candeliere, costruita dai massetani nel 1228, e il Cassero senese, la fortezza che Siena completò nel 1337 dopo aver conquistato la città. I due edifici sono uniti da un arco di pietra altissimo, lanciato sopra la strada: era il modo con cui i nuovi padroni tenevano sotto controllo la torre dei vecchi. Oggi torre e cassero si visitano insieme, e dall’alto la vista corre sui tetti della Città Vecchia, sulle colline boscose e giù fino alla pianura del Golfo.

Nella Città Nuova ci sono anche le chiese gotiche di Sant’Agostino e di San Pietro all’Orto. Il convento di quest’ultima ospita il Museo di arte sacra, dove si conserva la Maestà di Ambrogio Lorenzetti, uno dei capolavori della pittura senese del Trecento, e nella chiesa c’è un piccolo museo dedicato agli organi. Sono visite brevi, perfette per un pomeriggio di pioggia.

Le miniere: Subterraneo e il Parco delle Colline Metallifere

Per capire davvero Massa bisogna scendere. Il Museo della miniera, che dal 2023 si chiama Subterraneo, si trova in via Corridoni, dentro una vecchia cava di travertino già scavata nel Medioevo. Durante la Seconda guerra mondiale ci furono ricavate delle gallerie usate come rifugio antiaereo, e dal 1980 quelle gallerie ricostruiscono l’interno di una miniera come era tra gli anni Cinquanta e Settanta: binari, vagoni, armature di legno, macchinari veri recuperati dagli impianti che via via chiudevano.

Accanto, nell’ex scuola elementare ristrutturata, il museo racconta la vita dei minatori con gli oggetti di tutti i giorni (le panierine del pranzo, gli elmetti, le lampade) e con una collezione di minerali delle Colline Metallifere. Il museo è nato dall’iniziativa di ex minatori e cittadini che, negli anni Settanta, cominciarono a mettere da parte gli attrezzi prima che finissero dispersi: si sente, nel modo in cui è raccontato.

Massa è anche una delle porte del Parco tecnologico e archeologico delle Colline Metallifere grossetane, che comprende anche Follonica, Gavorrano, Scarlino e altri comuni della zona. Chi ha già visitato il MAGMA, il museo delle arti in ghisa di Follonica, trova qui l’altra metà della storia: lì si fondeva, qui si scavava. Ne abbiamo parlato in Memory del MAGMA.

Il Balestro del Girifalco

Due volte l’anno, la quarta domenica di maggio e la seconda domenica di agosto, Piazza Garibaldi torna al Trecento. Il Balestro del Girifalco è una gara di tiro con la balestra antica tra i tre terzieri in cui la città è divisa fin dai tempi del libero Comune: Cittanuova, Cittavecchia e Borgo, otto balestrieri ciascuno, ventiquattro in tutto, a tirare contro un bersaglio fissato su un grande ritratto del falco.

Prima della gara c’è il corteo storico, con circa centocinquanta figuranti in costume che scendono per i vicoli, e gli sbandieratori che si esibiscono davanti al Duomo. Se la vostra vacanza cade in quelle date, è una di quelle cose che vale la pena organizzare: arrivate presto, perché la piazza si riempie.

Il Lago dell’Accesa

A sud della città, a una mezz’ora di macchina da Pratoranieri, c’è un piccolo lago di origine carsica, profondo in media tra i venti e i quaranta metri, circondato da canneti e boschi. È il Lago dell’Accesa, da cui nasce il fiume Bruna, ed è uno di quei posti che i turisti di passaggio non conoscono e i maremmani sì.

Il Lago dell’Accesa vicino a Massa Marittima, circondato da boschi e canneti
Il Lago dell’Accesa. Foto di LigaDue, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

In estate ci si fa il bagno, in acqua dolce e ferma, ed è un’alternativa curiosa al mare nei giorni di vento forte. In autunno diventa una passeggiata: attorno al lago, in località La Pesta, dal 1980 sono stati riportati alla luce i resti di un insediamento etrusco diviso in cinque quartieri, ognuno con le sue case e la sua necropoli, oggi compresi in un parco archeologico. Gli Etruschi si erano stabiliti qui per lo stesso motivo per cui secoli dopo sarebbero arrivati i minatori: le colline intorno erano piene di metallo.

Quando andare

Massa Marittima si visita bene in ogni stagione, ma ha due momenti particolari. Il primo sono le sere d’estate: sta a quasi quattrocento metri di altezza, e quando in spiaggia l’aria è ancora ferma lassù si cena con una brezza che la costa non conosce.

Il secondo è l’autunno, da fine settembre a novembre. Le colline intorno ai boschi di castagni e lecci cambiano colore, nelle trattorie arrivano i piatti di stagione, e la città si riprende i suoi ritmi: si trova parcheggio, si entra nei musei senza coda, si sta in piazza con i massetani invece che con altri turisti. Il 4 dicembre, a Niccioleta, la frazione mineraria del comune, si festeggia ancora Santa Barbara, la protettrice dei minatori: le miniere hanno chiuso da trent’anni, la festa no.

Consigli pratici

  • Parcheggiate fuori dalle mura, nelle aree attorno al centro storico: il cuore della città è a traffico limitato e le strade interne sono strette.
  • Scarpe comode: tra Città Vecchia e Città Nuova si sale, e il lastricato è irregolare.
  • Mezza giornata basta per piazza, Duomo, Fonte dell’Abbondanza e Torre del Candeliere; una giornata intera se ci aggiungete il museo della miniera e il Lago dell’Accesa.
  • Controllate gli orari di torre, musei e miniera prima di partire: fuori stagione si riducono, e cambiano da un anno all’altro.
  • Il pranzo è un buon motivo per restare: la cucina è quella maremmana dell’entroterra, con tortelli, acquacotta e selvaggina, e i prezzi sono quelli di una città che vive anche per sé, non solo per chi passa.

Domande frequenti su Massa Marittima

Quanto dista Massa Marittima da Follonica?

Circa 24 chilometri, meno di mezz’ora di macchina da Pratoranieri. È la città d’arte più vicina al Golfo, e si può visitare anche solo in un pomeriggio.

Cosa vedere a Massa Marittima in poche ore?

Piazza Garibaldi con il Duomo di San Cerbone, la Fonte dell’Abbondanza con l’Albero della fecondità e la salita alla Città Nuova fino alla Torre del Candeliere. Sono tutti a pochi minuti a piedi l’uno dall’altro.

Cos’è l’Albero della fecondità?

È un affresco del Duecento riemerso nel 1999 sotto gli archi della Fonte dell’Abbondanza: un albero con simboli fallici al posto dei frutti e un gruppo di donne che li raccoglie. Il significato è ancora discusso.

Quando si svolge il Balestro del Girifalco?

Due volte l’anno in Piazza Garibaldi: la quarta domenica di maggio e la seconda domenica di agosto.

Si può visitare una miniera?

Sì: il museo della miniera Subterraneo, in via Corridoni, ricostruisce in gallerie scavate nel travertino l’interno di una miniera del secondo dopoguerra, con attrezzature originali.

Ci si può fare il bagno nel Lago dell’Accesa?

Sì, in estate il lago è frequentato per la balneazione. Attorno c’è un parco archeologico con i resti di un insediamento etrusco, visitabile anche fuori stagione.

Massa Marittima è adatta ai bambini?

Molto, soprattutto per la miniera, che per un bambino è un’avventura vera, e per la Torre del Candeliere. La piazza è grande e chiusa al traffico, e ci si può muovere senza pensieri.

Il tramonto sul Golfo di Follonica visto da Pratoranieri

Il modo migliore di chiudere una giornata a Massa Marittima è scendere verso il mare quando il sole comincia a calare: in mezz’ora si è di nuovo a Pratoranieri, in tempo per vederlo tuffarsi dietro l’Elba. Se volete continuare a scoprire l’entroterra, trovate le altre idee nella nostra guida alle terme libere della Toscana, e la costa sotto casa raccontata tratto per tratto in Le spiagge di Follonica.

Foto di apertura: la Cattedrale di San Cerbone a Massa Marittima. Foto di Spike, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.